Biff & Friend

Chi di voi non ha ma sentito parlare di Gesù e della sua vita meravigliosa e piena di avventure?
E’ una delle storie più vecchie del mondo che credenti e non, a grandi linee tutti conoscono; ma prima della maturità e del successo come predicatore non si sa molto, che tipo era per esempio da bambino? Io nonostante un’infanzia passata a sonnecchiare a catechismo e a scorrazzare nel meraviglioso mondo della mia fantasia durante la messa e la predica, qualcosa ancora mi ricordo.
E che mi ricordo? Mi ricordo che Gesù era già fin dalla primissima infanzia un mister perfettino, non che ci siano chissà quanti passi del vangelo sulla sua infanzia, o per lo meno spremendo le meningi io me ne ricordo solo uno, quello che Don Umberto tirava fuori a catechismo ogni volta che poteva. Don Umberto era il parroco di Curnasco quando ero piccola e aveva escogitato un metodo geniale per attirare la banda dei ragazzetti del paese alla messa e al catechismo: “ la corruzione”.
Erano altri tempi, quindi non pensate a chissà che, comunque alla fine di ogni messa o lezione, se non eravamo stati troppo turbolenti andava a prendere dal bar dell’oratorio un barattolo enorme di cicche e le distribuiva con la promessa di averne altre la volta dopo. Vi sembrerà poco ma ve le ricordate quelle cicche rotonde, non confezionate, di diversi colori super fluorescenti, grosse quanto una pallina da biliardino? Buonissime e in più ti lasciavano la lingua dello stesso colore della cicca per almeno una mezz’ora…. una figata, senza contare che Don Umberto era di parola e tra cicche e figurine penso abbia raggiunto il suo obiettivo di portarci almeno fino alla Comunione.
Il Don quindi all’epoca ci raccontava sempre l’episodio di Gesù al tempio che a soli dodici anni gliela fa vedere ai saggi dell’epoca rispondendo a tutte le loro domande da super­quizzone; forse lo faceva per farci capire quanto Gesù fosse saggio e sapiente già da bambino, forse con la speranza di condurci per imitazione sulla stessa strada e studiare quindi per una buona volta le lezione che ci dava, ma forse per questa ragione Gesù ha cominciato a starmi più simpatico una volta cresciuto, quando comincia a girare, vedere gente, muoversi, conoscere e fare cose e.
E poi Gesù bambino me lo immaginavo come un bambino un po’ triste, il tipico bimbo che ubbidisce sempre ai genitori, non si sporca mai la veste quando gioca ma che di solito al giocare preferisce dare una mano in casa. Quel tipo di bimbo che quando tu stai per farne una grossa sa già che finirà e finirai male ma che non te lo dice perché gli sbagli ti aiutano a crescere.
Quel tipo di bimbo che quando ti guarda sembra leggerti dentro, una sorta di piccolo nano veggente a cui nulla sfugge e che alla fine si ritrae malinconico, come se ci fosse un qualcosa in te che un po’ lo rattristi.
Così quindi me lo immaginavo, un bambino esile esile con due occhi grandi grandi leggermente velati in un faccino smunto; due occhi che sembrano dire “ io ho visto cose che voi umani non potete immaginare” che ti ispira tenerezza e rabbia insieme, quasi da prenderlo per le spalle e scuoterlo per farlo sciogliere una minima.
Ed è per questo motivo che “Il Vangelo secondo Biff, amico d’infanzia di Gesù” è stato per me una rivelazione, perché mi ha dato un altro punto di vista su come possa essere stata la vita di Gesù, un esilarante sviaggione che si è contrapposto al mio e mi ha aperto un mondo.
Era un giorno come un altro nell’alto dei cieli, quando l’angelo Raziel viene spedito sulla terra con un compito di primaria importanza: resuscitare Levi detto Biff miglior amico di Gesù dall’età di sei anni, e fargli scrivere un vangelo che narri la vita di Gesù dall’infanzia all’età adulta.
Comincia così la dissacrante e ironica storia della vita di Gesù raccontata da Biff che parte dal suo primo e catartico incontro con il Messia, un bimbetto che a quanto pare si divertiva ad accoppare e resuscitare lucertole. I due amici ne combinano di ogni e nonostante Biff sia considerato una vera “testa di cazzo” da quasi tutti in cielo e in terra si rivelerà un amico fidato che accompagnerà Gesù attraverso le scorribande dell’infanzia fino alla ricerca dei tre magi per aiutarlo a capire come diventare il Messia. Il suo punto di vista è dissacrante, e il suo essere portato a peccare e commettere atti impuri, parlare in modo sboccato e prendere in giro tutto e tutti rende il romanzo ancora più divertente e intrigante se si pensa che si sta accompagnando al Messia.
Il libro è assolutamente da leggere perché è ironico e divertente, propone un’interessante teoria di connessione tra le diverse religioni ed è secondo me fino adesso il miglior libro che Moore abbia scritto, assolutamente geniale.
Per farvi capire meglio di che libro si tratti e invogliarvi a leggerlo, vi scrivo alcuni passaggi, anche se sinceramente io ero già completamente presa dopo la scena di Gesù che accoppa le lucertole, giuro davvero un’epifania.
Comunque ecco qua:

Spesso, la mattina, quando Gesù e io c’incontravamo per andare al lavoro, ero ancora gocciolante e tremante. «Hai sparso di nuovo il tuo seme a terra?» mi chiedeva. «Sì». «Sei immondo, lo sai?». «Sì, sto diventando tutto raggrinzito a forza di purificarmi». «Potresti darci un taglio». «Ci ho provato. Credo di essere tormentato da un demone». «Potrei tentare di guarirti». «Lascia perdere, Gesù, ho già abbastanza problemi con l’imposizione delle mie mani». «Non vuoi che ti liberi dal tuo demone?». «Ho pensato che proverò a sfinirlo, prima».

«Ma lui è davvero il Messia» dissi. «Oh, certo» fece Hillel afferrandomi per la spalla e cercando a tastoni la mia testa per urlarmi nell’orecchio: «E tu che ne sai? Sei un ragazzino ignorante. Quanti anni hai? Dodici? Tredici? Tredici?» «Tredici». «E a tredici anni come potresti sapere qualcosa? Io sono vecchio e non so un cazzo di niente». «Però sei saggio». «Saggio abbastanza da sapere che non so un cazzo di niente. […]»

«Medito… ogni tanto. Ascolto la musica dell’universo e roba simile». «Ma il più delle volte te ne stai semplicemente lì seduto». «Ho imparato a dormire con gli occhi aperti». «Questo non ti aiuterà a raggiungere l’illuminazione». «Ascolta, al nirvana voglio arrivarci bello riposato». «Io non mi preoccuperei così tanto, se fossi in te». «Ehi, io ho disciplina. Con la pratica, ho imparato a provocarmi delle emissioni notturne spontanee». «Un bel risultato» disse sarcastico il Messia. «Okay, continua a fare l’arrogante, se ti va. Ma quando torneremo in Galilea, tu andrai in giro a recitare il tuo sproloquio dell’“ama il prossimo tuo perché tu e lui siete la stessa persona”, mentre io enuncerò il mio programma dei “sogni bagnati a comando”…Vedremo chi avrà più seguaci».

Ma quando finalmente scese sulla costa, la moltitudine lo stava ancora seguendo, e lui continuò a camminare sulla superficie dell’acqua, fino a noi. La folla si fermò sulla riva e lo acclamò. Persino noi rimanemmo stupefatti davanti a quel nuovo miracolo e, seduti sul fondo della barca, lo guardammo avvicinarsi a bocca aperta.
“Che c’è?” chiese lui. “Cosa?” “Maestro, tu stai camminando sull’acqua” disse Pietro. “Ho appena mangiato” rispose il Messia. “Bisogna aspettare un’ora prima di entrare. Potrebbero venirmi i crampi. Che c’è, nessuno di voi ha una madre?”

Non vi sembra una forza? E vi assicuro che il libro è ancora meglio, leggetelo che ne vale la pena!

Posted in Cuore d'Inchiostro.

4 Comments

  1. DON UMBERTO REGALAVA LE CICCHE ALLE BRAVE BIMBE, SUOR CLEMENZIA TIRAVA I CAPPELLI ALLE BIMBE CON LA TESTA NELLE NUVOLE. IL RACCONTO E BUONO

    • Suor Clemenzia tirava i capelli, sia ai bambini buoni che a quelli cattivi. Non bisognava aver combinato chissà che cosa, anzi potevi anche essere stato il miglior studente dell’asilo della settimana e essere seduto su una gnomo-panca a pensare ai fatti tuoi, e neppure questo ti metteva in salvo.
      La sua mano indiscriminatamente si abbatteva su buoni e cattivi, maschi e femmine, capelli lunghi e corti. Niente ti dava la certezza di averla scampata, l’unica era tentare di evitarla a priori.

    • Beh’ quasi, dai. Anche se sinceramente io non ho mai accoppato nessuna lucertola, forse perchè nel mio profondo sapevo di non poterle resuscitare, quindi mi limitavo a inseguirle e staccargli la coda.

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