Led and Zeppelin

Capitolo 13

Rieccomi qua, manco da troppo tempo nel mio blog preferito! E visto che il mio secondo romanzo “L’ascensore” a breve vedrà la luce, voglio dedicare ancora un poco di spazio a LedandZeppelin, Storia d’amore precaria, con un pezzo peraltro che trovo attuale viste le discussioni di questi giorni tra chi manifesta per i propri sacrosanti diritti e chi si arrocca in posizioni medievali. Vabè, ecco il capitolo 13 del romanzo, buona lettura e a presto!!!

“Tre dici. Ed io che rispondo? Perché una risposta va sempre data, dicono, perché il silenzio dà fastidio, e dopo l’ultimo pezzo di Castelmagno ed il penultimo sorso di Barolo mi disse “la cosa più importante è che tu abbia qualcosa da raccontare. E non importa cosa, ciò che conta è come la racconterai, questa cosa. E soprattutto a chi. Dunque ricorda, nell’ordine. Cosa, come, chi. Il perché decidilo te. Dove mettertelo. Le persone più solari son quelle che hanno conosciuto ed accettato l’ombra, e la cucina dell’anima è il buco del culo,” e finito il Barolo mi salutò. Accadde iersera che a volte iersera ti sembra sia passato da un sacco di tempo, un sacco pieno di cose, di case, di spine e di petali di rose, iersera ti sembra lontano e ovattato soprattutto se una bottiglia di vino rosso ti sei scolato, una tu, una il tuo compagno di serata. Paco. L’ho incontrato alla Sbarco verso ora di apericena, stavo con Marisol che dopo un bianchetto mi ha salutato per andare dalla sorella ed io seduto al tavolo di fuori son stato fermato da due occhi d’uomo che mi fissavano da un po’. Ho scoperto poi. Che in verità avevo una gran voglia di vedere Zeppelin. Ieri sera. Un reflusso gastrico emozionale che non ha però trovato riscontro nel reale, ero uscito con la voglia di chiavare ma il ricordo mi ha costretto a ricordare, la corda che ti lega ai pensieri, ma ecco Paco. Invece. Del mio amore pazzo che ancora resiste, partigiano del cuore, del mio sogno che seppur sfumato ancora tiene accesa la luce, in vece di tutto ciò ecco una serata di quelle che non ti aspetti, che poi cosa ci sarà mai da aspettare se non vivere. E così appena Marisol se n’è andata lui si è sganciato dai suoi amici ed è venuto al tavolo da me ed ha esordito “bevi qualcosa mio caro osservatore delle cose della vita?”. “Scusa?” ho risposto all’insolita domanda. “Va che ti ho visto come ti guardi attorno né…Ti va un bel Barolo? Oggi è un giorno speciale ma non ti tedierò sul perché, magari parliamo un po’ di te…”. “Non vedo motivi per i quali dovrei dire di no…Vada per un bel bicchiere di Barolo dai!”. “Bè un motivo per il quale potresti dire di no è che sono frocio, ed un frocio che ti offre da bere magari potrebbe avere strane intenzioni…Comunque un bicchiere mi appare volgare, facciamo una bottiglia…”. “Va bene, credo che fino ad una bottiglia dovrei preservare il mio culo, in caso contrario ti prego di essere cauto, sono vergine…”. E così scoppiamo a ridere ed in men che non si dica arriva il bel vinazzo e parliamo e parliamo e mi piace di brutto la sua franchezza che come diceva il buon saggio, che poi in verità era la saggia, oh il conforto, l’inesprimibile conforto di sentirsi sicuri con una persona, senza dover né pesare i pensieri né misurare le parole, ma lasciarli fluire fuori, così come sono, pula e grano insieme, sicuri che una mano fidata li raccoglierà e li setaccerà, terrà quello che merita tenere e poi con il respiro della gentilezza soffierà via il resto. “Che vedi poi alla fine credo proprio che magari mi piacerebbe pigliarlo in culo. E magari anche succhiare un cazzo. E non lo faccio non per questione morale. In primis non lo faccio perché non sento attrazione in verità per il contatto con un maschio, altresì penso che questa attrazione venga deviata da una barriera che difende alcune certezze della vita. Che alcune certezze uno deve anche averle nella vita dai. Anche se poi in realtà non lo sono. L’importante è che lo siano per te. Insomma, in poche parole, io non vengo a letto con te perché al momento la fica è una delle certezze che fondano la mia identità. Non credo riuscirei a reggere anche il cazzo. Nella stessa casa. Forse prima devo ristrutturare. Poi magari ci sentiamo. Un giorno. Domani. Tra vent’anni. E avrò la casa nuova e tu sarai bello come sei adesso. Cazzo che Barolo fratello” e così siamo andati avanti a discorrere e discorrere che son passate tre ore che sembrava mezz’ora, Paco è un modello, vive a Torino ma sta quasi sempre di fuori, un po’ per buon vino e un po’ e soprattutto per lavoro, domani parte per New York e starà via per un mese, non mi ha voluto raccontare nel dettaglio che va a fare ma di certo è qualcosa di grosso, che mi ha dato una descrizione talmente dettagliata di cosa sente quando le prende in culo, un cazzo grosso, che quasi mi sverginava! Paco che mi ha parlato di Pico, della Mirandola, della memoria e di quella volta che una tipa l’ha inchiodato in bagno e gli ha fatto un pompino a cazzo moscio ed è venuto lo stesso, Paco che con le parole è diretto ma non risulta mai volgare, “vedi mica è facile poter parlare liberamente con qualcuno, le parole sono mondi e ci sono mondi che la maggior parte della gente non vuole aprire, ecco cosa è la censura, prodotto dell’ottusità, cassaforte della paura.” Poi gli ho chiesto secondo lui quale sia il più grosso pregiudizio ancora oggi nei confronti degli omosessuali. “Più che un pregiudizio” ha risposto “si tratta di un equivoco. Gli uomini, o se vuoi li chiamo maschi, sono convinti che se uno è gay vuole scopare tutti i culi che gli capitano a tiro, o che se una è lesbica significa che le piacciono tutte le donne. Sta qui l’equivoco. Ad un gay non piacciono tutti gli uomini. Ad un gay piacciono gli, uomini, alcuni. Ma vaglielo a spiegare, ma anche no, sai quanto cazzo me ne può fregare di stare a spiegare la loro mente piegata. No? Il fatto è che in generale abbiamo tutti dei seri problemi riguardo al sesso, noi italiani dico in particolare, e d’altronde caro mio siam stati cresciuti in una società che accetta come dogmi i precetti cristiani, ti rendi conto che se uno dovesse davvero seguirli se tutto va bene scoperebbe tre quattro volte nella vita? Bisogna arrivare vergini al matrimonio, e già qui renditi conto, ma qualcuno glielo vuole però spiegare ad un giovane come deve fare per non naufragare nelle nevrosi durante il periodo delle tempeste ormonali? Poi dopo comunque puoi farlo, cioè puoi scopare ma bada bene, soltanto per procreare. Ma daaaaiii! Che con questa crisi cocco mio e con quello che costa un figlio se ti fai una scopata è già tanto. È la follia pura, e la prova di quanto dico sta nel fatto che tutti si dicono cristiani ma nessuno li può seguire questi precetti, e allora tutto il conflitto dell’identità interiore è centrato sul senso di colpa dal non riuscire ad essere un bravo bambino. Poi un bravo giovane. Poi un bravo adulto maturo. Ma ce lo volete dire come fa un uomo a svilupparsi se non fa sesso? Vabbè guarda, sta cosa della religione che continuiamo a perpetuare tra preti e perpetue guarda, non si può davvero più sentire non trovi, te? Bel morettino che dici?” e davvero è un piacere starlo ad ascoltare, ha un modo molto maschio quando parla, solo in certi momenti ma solo per fare lo scemo usa un intercalare un po’ da checca, e poi verso fine della seconda bottiglia di gran vino gli ho detto che mi sta balenando per la testa un libro e lui mi ha messo due gocce di Barolo dietro le orecchie prima di salutarmi che erano passati a riprenderlo e ha detto “vedrai che ti porteranno fortuna, che ce ne vuole, quando uno decide di raccontare per davvero una storia”. E poi mi ha svelato la sua ricetta, com’era l’ordine? Cosa, come, chi. E soprattutto, il perché decidi te dove mettertelo. L’ultimo sorso di Barolo se l’è messo in bocca e mi ha salutato ed è andato a pagare ed è volato in macchina. Via. Ecco qua, cos’anche capita per chi sta in questo mondo, bello, brutto, decidi tu come mettertelo.”

Posted in La Scrittura come Scelta.

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