Dumas & Dumas

Chi non ha mai sognato da piccolo, e a volte anche ora, di avere genitori totalmente diversi da quelli reali. Eh già, e siccome quando si sogna lo si fa in grande tra i vari candidati immagino ci saranno stati attori, calciatori, icone musicali e letterarie o come nel mio caso imprenditori. O meglio un imprenditore in particolare: il mitico signor Ferrero, l’inventore della Nutella. Per un’infanzia scandita a ritmo di Nutella, tra Nutella party e pause Nutella all day long.
Comunque essere figlio di una celebrità penso possa presentare anche parecchie fregature (pensate se papà Ferrero fosse stato in realtà un fissato paranoico delle carie, agghiacciante).
Prendiamo come esempio lo scrittore di cui voglio parlarvi questa volta Alexandre Dumas figlio. Nato da una relazione tra Alexandre Dumas, sì quello de “ I tre moschettieri”, con la vicina di casa, il piccolo Alexandre venne messo in collegio prestissimo e dichiarato figlio naturale di genitori sconosciuti; quindi niente favole della buonanotte popolate da mille meravigliose avventure, tra splendide dame e indomiti cavalieri nelle quali avrebbe magari cominciato a prendere forma anche se pure in modo embrionale il suo capolavoro:
Ah ti è piaciuto “I tre moschettieri”? Sai mio papà mi raccontava quella storia quando mi metteva a letto, pensa che era talmente buona che poi ha deciso di scriverla…. (Eddai chi non se la tirerebbe?!?)
Ma solo incertezze purtroppo, insieme a un probabile trauma d’abbandono.
Tutto ciò fino a quando all’età di sei anni venne riconosciuto e affidato dopo una lunga battaglia legale al padre. Riuscite a immaginarvelo a scuola? Il figlio di nessuno che improvvisamente ha un padre, e che padre:
“Toh guarda hai lo stesso nome di Alexandre Dumas lo scrittore, tua madre è una fan o siete per caso parenti?”
E bye bye al low-profile e all’anonimato che fa tanto comodo a scuola, e ancora:
“ Mi dispiace Alexandre ma il tuo componimento era pieno di errori, ne hai di strada da fare per diventare come tuo padre”
E a quel punto vorresti che tuo padre facesse lo spazzino; e ancora:
“Stavolta Alexandre hai fatto un ottimo lavoro…… non è che ti ha dato una mano tuo padre?!?”
e a quel punto vorresti essere rimasto il figlio di nessuno.
Comunque junior lascerà il collegio all’età di 17 anni per cominciare a seguire lo stile di vita ozioso e galante del padre. Pare ci sia abbastanza materiale da far gola a qualsiasi psicologo di qualsivoglia tempo, ma la storia del giovane Alexandre però prende una piega imprevista, perché tra tutte le combinazioni possibili che sembrano già delineate si avvera la meno probabile, andando a sconvolgere l’intero quadro designato.
Lo stile di vita bohemienne ereditato dal padre, porta il giovanissimo junior ad intrecciare una relazione, non con una ragazza comune, ma con una famosa cortigiana dell’epoca: Marie Duplessis. Il non plus ultra delle sgnacchere, il top del top delle donnine di facili costumi di classe, alla cui “sgnacchera” ambiva buona parte della popolazione parigina dell’epoca. Dalla loro relazione e dalla vita della ragazza junior trarrà l’ispirazione per un romanzo che intitolerà ;“La signora delle camelie”.
Pubblicato alla giovane età di 24 anni “ La signora delle camelie” ha un successo clamoroso, tanto che qualche anno più tardi ne trarrà l’opera teatrale, alla quale si ispirerà anche Giuseppe Verdi per la trama de “ La traviata” .
Non male per un ragazzetto su cui non avrebbe scommesso nessuno, se non il padre, e che al giorno d’oggi sarebbe rimasto in terapia fino alla morte.
Il titolo del romanzo deriva dall’abitudine della protagonista di andare sempre a passeggiare sugli Champs Élysées con un mazzo di camelie che per 25 giorni al mese erano bianche e per i restanti 5 giorni rosse (chi ha occhi per intendere, intenda, avete inteso? Uff Il bianco simboleggiava la sua disponibilità per i clienti….).
In realtà questa delle camelie sembra essere una delle poche licenze poetiche che si prende Dumas, perché per il resto lui stesso dice che non essendo ancora nell’età per scrivere opere d’invenzione, si è limitato a narrare fatti reali, facendosi spesso travolgere dall’ondata di emozioni che la storia suscitava ancora nel suo animo.
Il romanzo è bellissimo e coinvolgente, con un’intensità di emozioni che si ritrova forse solo in storie vere, o per lo meno mi piace pensarlo e racconta la storia d’amore tra una giovane e bellissima cortigiana Margherita Gautier e Armando Duval.
Il narratore acquistato un libro all’asta dei beni della giovane cortigiana morta, viene in contatto con il suo ex amante Armand Duval che vuole quel libro per sé perché era un suo regalo a Marguerite, e da questi ne conosce la storia: la ragazza mantenuta da un ricco duca vive tra agi e trasgressioni finché l’amore del giovane Armand la convince a mutar vita. Quando il padre di lui però chiede alla ragazza di troncare la relazione che nuocerebbe alla carriera del ragazzo e alla reputazione della sorella, Marguerite, ammalata di tisi, lo lascia per poi finire i suoi giorni abbandonata da tutti, morendo alla sola presenza del medico e della fida domestica.
Raccontata così in breve la storia sembrerebbe uno strazio assurdo lo so, ma vi assicuro che non è così, perché oltrepassate le prime pagine di introduzione ci si ritrova immancabilmente invischiati nella storia dei due giovani e impetuosi protagonisti, trasportati in un’altra epoca che poi per certi punti di vista non è così lontana dalla nostra.
In conclusione “La signora delle camelie” è un libro che non potete non conoscere, un’ opera prima travolgente, un classico, di cui potreste addirittura trovarvi domande anche nel Trivial Pursuit, per esempio: “Ne La signora delle camelie, qual’è il libro regalato a Marguerite da Armand?”
Ops mi sa che non ho menzionato il titolo, sono troppo diabolica, leggete il romanzo o aspettate che ne parli nel mio prossimo articolo, a voi l’ardua scelta.

Posted in Cuore d'Inchiostro.

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