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Chi non l’ha mai data via scagli la prima pietra.

“Quando una donna corrotta fin dalla gioventù, anzi, frutto della corruzione e del vizio, si decide a dare una relazione di tutte le sue malefatte scendendo perfino nelle occasioni e circostanze particolari delle sue prime cadute e di tutto il delittuoso cammino da lei percorso in sessant’anni, uno scrittore ha un bel da fare nel rivestire il tutto in modo sì decente da non permettere, specialmente ai lettori corrotti, di volgerlo a suo danno.”
Ed è così che Daniel De Foe (sì quello di Robinson Crusue) ci avverte e introduce all’inizio del suo romanzo “Moll Flanders”, raccontato sotto forma di diario direttamente dalla protagonista.
De Foe mette nero su bianco quelle che parrebbero le sue intenzioni, vi scrivo giusto un assaggio, sempre preso dall’introduzione, per farvi capire, leggete qui:
“In breve, l’intera narrazione essendo stata accuratamente espurgata di tutte le frivolezze e licenziosità che conteneva, viene dedicata, e con la massima cura, a scopi morali e religiosi.”
Maddai, seriamente? De Foe le spara grosse, ma talmente grosse che quando ho detto ‘sta frase, ho pensato stesse prendendo per i fondelli tutti i suoi lettori, anche perchè la vita di Moll Flanders non sembra certo la classica storia di pentimento e redenzione, ve lo assicuro, anzi! E a dirla tutta all’epoca De Foe era anche stato accusato di aver scritto di scabrosità per far soldi e attirare lettori… Comunque bisogna ricordare che De Foe era un puritano, ohhh yeah, quindi non si può mai dire cosa gli frullasse davvero per il cervello: “mai fidarsi di un puritano” e “non si sa mai cosa frulla per il cervello di un puritano” dicono i cattolici infatti.
Con un’introduzione di questo genere non si può non rimanere intrigati ed io come tutti i lettori pollastri dell’epoca sono riuscita a farmi fregare dopo quasi trecento anni dalla pubblicazione del libro. Bene. Comunque le aspettative devo dire che sono poi ampiamente soddisfatte perché questa “Moll Flanders” ha avuta una vita bella lunga e soprattutto mooolto intensa. Eh già perché Moll se proprio non era una turbo-sgualdrina, si può dire che la desse via abbastanza facilmente.
Come direbbe Lombroso: “ tale madre tale figlia” e “in entrambe rileviamo infatti arcate sopraciliari e seni frontali sporgenti, tipici delle donne delinquenti”. La madre di Moll Flanders accusata di delitto capitale aveva ottenuto un rinvio per partorire la suddetta e poi la grazia di essere deportata nelle piantagioni. Così la piccola Moll sballottata da una parte all’altra finisce per un colpo di fortuna all’età di quattordici anni nella casa di una famiglia benestante che l’accoglie quasi fosse una figlia, tutto bene quindi se non che comincia ad attirare le attenzioni dei due figli maschi… Darla o non darla, darla o non darla in realtà non si pone troppo il dilemma e la da. Scoppia quindi un gran putiferio in casa, per le solite cose, differenza di classe sociale, denaro/dote ecc.. Comunque alla fine sposa uno dei fratelli, quello a cui non la dava naturalmente, che è veramente innamorato di lei e per cinque anni, fino alla morte di lui, ha un matrimonio sereno e due figli.
Alla morte del marito, affidati i figli ai nonni si ritrova ancora giovanissima e piacente in cerca di sistemazione. Grazie a qualche stratagemma riesce a far innamorare e sposare un ricco possidente e con lui parte per la Virginia dove l’attendono la madre di lui e una vita agiata e felice, finché super colpo di scena parlando con la suocera scopre che questa altri non era che sua madre deportata in Virginia poco dopo la sua nascita. Quindi conseguentemente lei aveva sposato suo fratello. Non per niente erano sempre andati d’amore e d’accordo… Sconvolta da questa notizia decide sia per un crescente disgusto, sia per evitare di generare altri figli del peccato, di non dargliela più e naturalmente cominciano i casini. Potete biasimare il marito? O meglio, scusate, il fratello? Questi era all’oscuro di tutto e da un giorno all’altro si ritrova una moglie che per nessuna apparente ragione plausibile comincia a schifarlo di brutto. E provi a parlarci una volta, provi a parlarci e fare il carino una seconda, la terza finisci per forza con l’incacchiarti di brutto e, con l’intesirsi della situazione si sa poi dove le puoi buttare le relazioni anche se sembravano solide come la roccia. Qui diciamo che una spintarella è arrivata anche da Moll che non reggendo più la situazione finisce con il confessare la sua scoperta al marito/fratellastro che sconvolto, acconsente a farla tornare in Inghilterra.
Non voglio certo tediarvi raccontandovi tutto il libro, comunque sappiate che la nostra Moll si sposa ancora, procrea altri figli, comincia a darla via per lavoro e alla fine diventa anche una ladra, attività molto redditizia per cui risulta avere anche qui una certa predisposizione naturale, fino a quando viene beccata e finisce in galera.
Condannata a morte per semplice furto grazie a un prete e soprattutto alla corruzione finisce deportata in Virginia dove anche grazie all’eredità della madre fa fortuna.
Oltre alla storia della protagonista questo romanzo è interessante anche per la descrizione della vita in prigione che risulta abbastanza veritiera perché De Foe l’aveva provata personalmente, ma anche perché aveva un interesse particolare per le biografie dei delinquenti,
Veniamo così a scoprire che all’epoca le prigioni erano stra-colme di detenuti e che per ovviare all’inconveniente del sovraffollamento la pena di morte veniva appioppata anche per piccoli reati. La deportazione aveva il vantaggio di far evitare l’impiccagione, anche se l’essere venduti come schiavi a molti detenuti non sarà andata giù. Certamente la speranza di poter iniziare una nuova vita una volta saldato il proprio debito con la giustizia ha sempre quel non so che di romantico e per molti poveracci finiti in galera per piccoli reati probabilmente e paradossalmente la deportazione deve aver segnato una svolta positiva alla propria vita, perchè una volta riscattata la propria libertà le possibilità di lavoro e guadagno erano svariate.
Comunque il solito paragone con i nostri giorni mi risulta inevitabile, pensateci bene, le prigioni erano piene di poveracci, la corruzione ti poteva permettere di salvarti le chiappe da morte certa e solo chi aveva un certo gruzzolo da parte poteva sperare di farla franca. Bisogna dire che ne cambiano di cose con il passare degli anni… Comunque a confronto con il sistema le malefatte di Moll sembrano quasi bazzecole, no? Che poi alla fine si sia pentita davvero o meno chi potrebbe permettersi di biasimarla?
Come tramanda la leggenda disse una volta un giovine saggio: “ chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

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